Con il cerino in mano. L'Italia sola dopo il G7

Posted by Massimo Porro on 22-giu-2017 18.48.00

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Il G7 di Taormina è ormai storia. C'è chi lo giudica un successo, e chi un (mezzo) fallimento.

Tra quest'ultimi annovererei sicuramente Frau Merkel e gran parte dei media mainstream occidentali, per il sostanziale impasse sul tema del clima, ovvero l'endorsement delle linee enunciate nel trattato di Parigi l'anno scorso; il colpevole ha un nome: Donald J. Trump. Personalmente dubito, nel senso che non ha senso logico, che Trump sia paladino dell'inquinamento mondiale. Penso invece che sia un pragmatico "efficientista”, che non padroneggia l'ortodossia diplomatica. Nel caso specifico, egli ritiene che gli accordi sul clima, lodevoli e doverosi nelle intenzioni, sia poi mortificati e snaturati da implementazioni burocratiche affaristiche, che con la salute del Pianeta hanno poco a che fare. D'altronde, se fosse vero che Trump è nemico della sostenibilità ambientale, non si spiega come mai in America ci sia letteralmente una corsa al solare e alla mobilità sostenibile/auto elettriche. Di solito, gli imprenditori non investono in aree che non sono supportate. Comunque sia, ritengo la decisione di Trump mediaticamente sbagliata, nel senso che anche quando hai ragione, hai torto. 

Chi giudica il G7 un successo?

Trump per primo, sia perchè tende, "naturalmente", a descrivere ogni evento in cui è protagonista come un successo, sia perché, oggettivamente, la dichiarazione condivisa finale è assai rappresentativa delle sue posizioni, dalla lotta al terrorismo, al clima, al commercio.

Ha giudicato il G7 un successo anche il padrone di casa, Paolo Gentiloni, inguaribile “diplomatico”…..

In realtà, il G7 è stato un fallimento per l’agenda del governo italiano, il cui punto focale non era tanto il “Clima” (di cui l’Italia rappresenta, nel bene e nel male, un dettaglio in ottica globale); non era tanto la lotta al terrorismo jihadista, perché ovvio e ben più sentito dagli altri leader. L’Italia aveva come obiettivo primario quello di risposte concrete al fenomeno migrazioni dall’Africa attraverso il Mediterraneo. Risposte che, nell’intenzione e speranze del Governo italiano si dovevano intendere come condivisione nei fatti, al di là delle parole di simpatia e circostanza, con cui finora, tutti i nostri partner europei, ci hanno gratificato. Ebbene, la dichiarazione congiunta è impietosa: “Pur riconoscendo la serietà del fenomeno “migrazioni”, si ribadisce IL DIRITTO-DOVERE DEGLI STATI NAZIONALI DI DIFENDERE LE FRONTIERE. Non solo, si dice esplicitamente che la Sicurezza e il Benessere dei popoli del G7 hanno la precedenza sull’accoglienza indiscriminata a prescindere!

Ora, in cosa si tradurrà, nei fatti, tale dichiarazione non è ancora ben chiaro. E’ invece chiaro in cosa non si tradurrà: le speranze del governo italiano di ridistribuzione, speranze sulla cui realizzazione è legato l’impianto della legge di bilancio prossima futura, nonché la sostenibilità sociale in ambito interno, sono destinante ad essere inattese. Un problema estremamente serio per l’Italia nei prossimi mesi, non solo per i risvolti economici, ma per quelli, ben più preoccupanti, di carattere sociale. Una preoccupazione evidente e riflessa nei commenti sempre più presenti sui social media, anche di pensatori ed opinionisti di grande esperienza e spessore.

Per cui, volente o nolente, questo Governo dovrà cambiare radicalmente la politica “non-politica” fin qui seguita: quella delle porte aperte, con solo piccoli, piccolissimi, insufficienti passi verso una gestione più efficiente. Questo Governo, o il prossimo, a breve.

Il problema migranti richiama indirettamente quello del terrorismo. In ciò, i media, la stragrande maggioranza opinionisti da talk show, le élite politiche culturali, il Governo stesso, concordano nel ribadire che i migranti non hanno nulla a che fare con il terrorismo islamista. In realtà, affermano il falso: i recenti attentatori “lupi solitari” in Germania e in Svezia erano migranti. E i cittadini UK o FR o BE attentatori a Londra, a Manchester, a Nizza, a Bruxelles erano figli di migranti. Il che dimostra che le tanto decantate politiche d’integrazione, cui noi Italia dovremmo guardare, non rappresentano una garanzia. Lo status sociale, la sicurezza economica non sconfiggono l’anelito jihadista, tutt’altro.

Affronteremo il tema dell’Islam politico e del terrorismo jihadista in un post dedicato. Tornando al punto, coloro che predicano accoglienza ed integrazione a prescindere, non solo affermano il falso, ma dimostrano di non avere il minimo senso logico. Infatti, che possa esserci un legame fra migranti e terroristi è cosa logica e provata scientificamente, dalla Legge Empirica del caso, o Teorema di Bernouilli, volgarmente chiamato Legge dei Grandi Numeri.

Certo, solo una percentuale minima, infinitesima, dei migranti è potenzialmente costituita da terroristi fai-da-te o sotto copertura. Verissimo, ma ne basta uno...

E, comunque, è accoglienza quella che permette alla stragrande maggioranza di non-terroristi di bivaccare nelle nostre stazioni, strade, spiagge, centri storici, in condizioni igieniche pericolose per la comunità? Non-terroristi, ma facile preda e manovalanza della delinquenza. E anche a coloro che non delinquono, o micro-delinquono, che speranza di vita gli possiamo offrire? Li “integriamo”, così ci pagheranno le pensioni, dice qualcuno . Premesso che le pensioni, così come le intendiamo oggi, prossimamente non esisteranno più, per “integrare” bisogna avere mezzi e strutture. Entrambe le cose, insufficienti.

Se davvero l’Italia potesse sopportare e supportare degnamente i numeri dei flussi migratori cui assistiamo quotidianamente non si parlerebbe di emergenza, né si elemosinerebbe extra-flessibilità a Bruxelles, si farebbe e basta.

Questa è una incontrovertibile verità, il resto sono velleità ipocrite.

Quindi, per limitare i danni, nel senso di salvare il salvabile, bisogna agire urgentemente e con risolutezza secondo due linee d’azione:

  • Interruzione immediata degli sbarchi;
  • Rimpatri di massa.

Per una realizzazione efficace è indispensabile delegarne l’implementazione alle Forze Armate, Marina Militare in primis.

Le direttive del potere politico in merito devono essere semplici ed inequivocabili, esplicite nell’ordinare la protezione delle acque territoriali, nel rispetto del diritto marittimo, scevre da ogni tentazione di micromanagement. Delegando ai Comandanti in mare autorità e responsabilità dell’implementazione delle direttive di dettaglio a cura del Comando in Capo della Squadra Navale.

Non è fantascienza o razzismo. E’, semplicemente, la missione primaria della navi e dei mezzi aerei della Marina, che non sono di proprietà del governo, ma del contribuente.

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