La crisi coreana: ipotesi e scenari dietro la guerra delle parole

Posted by Massimo Porro on 12-ago-2017 15.57.06

 

#diaologo-fra-sordi.jpgIl confronto USA-Nord Corea in queste ultime ora è sfociato in una battaglia verbale che potrebbe essere preludio di una guerra guerreggiata. Forse non effettivamente voluta, ma, come molte guerre nel passato, innescata da errate interpretazioni di parole e frasi azzardate.

Cominciamo con le parole......

All'indomani della risoluzione 2371 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU (inasprimento sanzioni economiche dopo il lancio prova di 2 ICBM Hwasong-14, teoricamente capaci di raggiungere gli Stati Uniti continentali), i Nordcoreani hanno assurto a nuovi livelli di retorica e superbia semantica minacciando una "risposta mille volte più dura" e che "l'oceano non proteggerà gli USA". Tutto sommato c'era da aspettarselo per cui niente di oggettivamente stravolgente.

Invece, un pochi giorni fa, nelle affermazioni dei nordcoreani, per la prima volta la retorica ha lasciato il posto a una lucida dichiarazione di intenti: un piano per il lancio dimostrativo di una salva di 4 IRBM (missili balistici a raggio intermedio), che sorvoleranno (!!!) 3 province giapponesi per poi toccare terra inabissandosi nel Mare delle Filippine ad una ventina di miglia dall'isola di Guam - territorio americano! Secondo l'agenzia di notizie del regime tale piano è sul tavolo di Kim (che fa, ne corregge la punteggiatura?) e poi via, dopo Ferragosto si parte.....

La reazione americana, anzi di Trump, non si è fatta attendere "... che la Corea la smetta con le minacce perchè troverà fuoco e furia - fire and fury - come il mondo non ha mai visto!". Un'affermazione di una durezza mai sentita prima, per questo meritevole di analisi.

A prima vista, indipendentemente dal fatto che Trump intendesse veramente dire quello che ha detto, abbassarsi ed accettare un'escalation retorica con Kim non sembra una mossa saggia.

Analizziamo bene le parole di Trump: ha parlato di reazione, durissima, ad ulteriori minacce. Ciò rappresenta un fatto nuovo, perchè finora gli USA hanno sempre parlato di reazione, durissima, a fatti concreti, non a "semplici" minacce retoriche. Per cui:

  • Ipotesi 1. Trump ha detto quello che ha detto, anticipando un'iniziativa militare deliberata preventiva americana, volta a eliminare l'arsenale coreano, con un first-strike nucleare tattico, o con un massiccio attacco convenzionale
  • Ipotesi 2. Gli USA stanno "lavorando" ad un cambio di regime, nonostante le recenti affermazioni in senso contrario di Tillerson. Un'ipotesi che però mal si sposa con le parole "fire and fury". Almeno a prima vista......
  • Ipotesi 3: Trump ha detto quello che ha detto per impulsività congenita, senza intenderle veramente.

Lasciamo un attimo in sospeso l'ipotesi 2, e abbozziamo scenari relativi alle altre due, basati su come Kim potrebbe percepire le affermazioni di Trump. Infatti:

  • Se Kim ritiene che, veramente, gli americani abbiano intenzioni ostili, può essere indotto ad attaccare per primo, perché non ha capacità di reazione. Nel senso che non esiste la stabilità assicurata dal MAD (Mutual Assured Destruction), che ha impedito un confronto nucleare fra USA e URSS durante la fase calda della Guerra Fredda. Siccome Kim sa che lo striminzito arsenale nucleare coreano verrebbe totalmente distrutto da un attacco preventivo americano, non gli rimane altra strada che essere lui ad attaccare per primo. Cosa che mette gli americani in una posizione assai spiacevole: colpevoli agli occhi del mondo di scatenare una guerra dagli esisti comunque terribili, oppure aspettare e sperare che i sistemi antimissile THAAD funzionino come previsto. Paradossalmente, la debolezza oggettiva di Kim è la sua forza.
  • Se Kim pensa che Trump stia bluffando, si sentirà confortato a spingersi ancora più in là (ri-invadere la Corea del Sud?), una vittoria dell'orgoglio nazionale contro il gigante americano. Nel frattempo avrà guadagnato tempo migliorando le sue capacità offensive e difensive. In questo scenario, un ulteriore elemento negativo per gli USA verrebbe dalla loro perdita di credibilità agli occhi dei loro alleati Corea del Sud e Giappone, e potrebbe spingerli o verso posizioni decisamente più concilianti con Kim, con la rettifica delle sanzioni, o con (nel caso del Giappone) l'acquisizione di deterrenza nucleare autonoma. Entrambe le cose rappresentano sostanzialmente una sconfitta della geostrategia americana, quindi un indebolimento della loro influenza nel Pacifico Occidentale. A vantaggio della Cina......
  • Rimane da considerare l'ipotesi 2, quella del cambio di regime forzoso. Come dicevo prima, un'ipotesi che, a logica, sembra non c'entrare niente con le esternazioni di Trump. Per cui, al bando la logica e azzardiamo: potrebbe essere che le affermazioni di Trump siano tanto sconsiderate quanto sofisticate. Servano cioè per "rassicurare" Kim che Trump non consideri fattibile la possibilità di detronizzarlo con un colpo di stato. In questo scenario, Trump sta sfruttando l'immagine del Trump-stereotipo, quella narrata che dai suoi detrattori, che lo descrivono come un impulsivo, in pericolo di impeachment, che cerca di riscattarsi agli occhi dell'opinione pubblica americana,vestendosi da sceriffo. Kim è rassicurato e si concentra ancora di più a giocare con i soldatini. Mentre Trump, "silenziosamente", si sta mettendo d'accordo con la Cina per farlo fuori.

In questa guerra delle parole è è difficile discriminare i fatti oggettivi da analisi psicologiche soggettive. Inoltre contrariamente alla "diretta" delle esternazioni di Trump, non abbiamo interviste e dichiarazioni "live" di Kim, ma solo comunicati ufficiali della KCNA, l'agenzia di informazioni portavoce del governo.

Lasciamo le esternazioni in background per una breve sintesi geopolitica, spero utile per evitare letture superficiali:

  • Se i coreani sono riusciti a produrre un'atomica di dimensioni compatibili con il vettore (il missile) non siamo più nella fase, in divenire, di un programma per armamento nucleare. Siamo (sono) arrivati all’armamento nucleare, E ciò, a mio parere, cambia in maniera sostanziale i termini del problema! Nel senso che finora erano minacce inattuabili, ora solo minacce vere e proprie. Ma, paradossalmente, una volta raggiunto l'obiettivo di avere armi nucleari, la strategia di Kim è arrivata ad un punto morto: non ha nient'altro con cui rilanciare.
  • L'imperativo fondamentale del regime coreano è la sua sopravvivenza. A tal proposito Kim non nutre alcuna fiducia sulla protezione cinese o russa e considera la deterrenza nucleare come unica garanzia. C'è chi dice che Kim pensa di usare il programma nucleare come merce di scambio, per aiuti economici o ipotetica riunificazione delle due Coree, ovviamente sotto il suo regime. Tenderei ad escludere entrambe le ipotesi: se Kim avesse veramente a cuore il benessere dei suoi concittadini non saremmo dove siamo. Per quanto riguarda la riunificazione, è impossibile finché truppe americane sono rischierate nel Sud. Ma anche nella assai remota prospettiva di un ritiro americano bisogna che Seul sia d'accordo....Nè sarebbe contenta Pechino, perché una Corea unita ed imprevedibile ai suoi confini darebbe grattacapi insostenibili.
  • Gli americani hanno tre imperativi. Il primo e la non-proliferazione nucleare, un imperativo strategico, non morale. Ciò perchè Gli USA dominano gli oceani e non possono essere invasi. L'unica reale minaccia al territorio americano sono i missili balistici intercontinentali con testate nucleari. Il secondo è il contenimento dell'espansionismo cinese, in ultima analisi la ragione della presenza di truppe amaricane in Corea del Sud. A ciò è direttamente collegato il terzo imperativo, che è quello di dimostrare credibilità nel difendere i propri alleati nella regione - Corea del Sud e Giappone - nonché un messaggio chiaro ai paesi "neutrali".
  • La Cina: ha interesse a mantenere la Corea divisa, ed è probabilmente compiaciuta se gli USA sono frustati dalla situazione di crisi con la Corea del Nord. Ma, soprattutto, deve proteggere ed incrementare i propri interessi commerciali. Quindi la crisi USA-Nord Corea rappresenta un'opportunità ma anche un rischio.
  • Giappone e Corea del Sud: entrambi considerano la proliferazione nord-coreana come una minaccia ai propri interessi e status, soprattutto economici. Non possono "fare-da-soli", ancora, per cui cercano una conferma della protezione americana.

Come queste considerazioni si intersecano con la guerra di parole e gli scenari descritti?

Io penso che l'appeal e l'influenza della Cina su Kim sia meno di quella che si pensa. E penso anche che, a parte ovviamente la Corea del Nord, sia la Cina quella che ha più da perdere se e/o quando dalle parole si passerà ai fatti. Xi sta cercando di tenere i piedi in molte, forse troppe, scarpe. Con Trump questa strategia non funziona: prima o poi Xi dovrà scegliere da che parte stare. Penso che, pragmaticamente, abbia già scelto: ritornando alle parole, ieri Xi ha detto che se "l'America attaccherà per prima la Cina si schiererà con la Corea, ma (MA!) se l'America verrà attaccata, la Cina sarà neutrale".......Chi ha orecchie per intendere intenda.

Trump eredita anni e anni di scellerata "strategia della pazienza", culminata con l'incompetenza in politica estera di Obama e del DoD a guida H. Clinton. Penso che ogni cmq del territorio nordcoreano sia stato vivisezionato dai satelliti americani e tutti i potenziali bersagli designati e assegnati. Non credo attaccherà per primo, perchè Kim è in un angolo e non ha più margini di manovra gestibili. Ritengo che la strada preferita è quella dell'eliminazione di Kim, via colpo di stato interno. Dopo di che si avvieranno trattative volte allo smantellamento del programma nucleare, sostenute da vigorose iniezioni di dollari e aiuti.

Le parole di Trump sono state stigmatizzate dai suoi molti detrattori, come retoriche e guerrafondaie. Premesso che ciò che ha detto non si discosta da quanto detto da Obama e Bush, se non avesse detto niente sarebbe stato attaccato dagli stessi detrattori e accusato di ignavia; detrattori che sono terrorizzati dal fatto che Trump abbia o possa aver ragione. E comunque, scandalizzarsi per il suo linguaggio non ortodosso, non politicamente corretto, è quantomeno sciocco. Xi e Putin e Abe, con non sono sciocchi, capiscono molto bene.

Kim: se si ostina a non capire peggio per lui. Io penso che proprio non capisca, basta vedere il body language dei "suoi" generali, che, poveretti, fanno a gara nello spellarsi le mani nell'applaudirlo. E' in scadenza, questione di settimane. Se farà la pazzia, e credo la farà se qualcuno dei suoi non lo ferma, scadrà anche prima.

Nel frattempo, in background sono in corso incontri riservati fra diplomatici americani e nord-coreani......sta a vedere che le parole, una volta tanto servono a qualcosa.

 

 

 

Topics: Insider, Crisi NordCorea

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