Quale strategia verso l'Islam? La lezione della Storia e le opzioni di Trump (e del mondo intero)

Posted by Massimo Porro on 12-dic-2017 8.23.33

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Lo scorso 6 Dicembre Donald Trump ha annunciato al mondo la sua decisione di spostare l’ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. Decisione accolta con “rabbia” dal mondo arabo e con toni negativi, con varie sfumature, dall’Unione Europea, Francia di Macron in primis.

Come giudicare la decisione di Trump? Una mossa unilaterale, incauta e impulsiva, che non tiene conto il punto di vista del resto del mondo? O, al contrario, parte di una strategia complessa, a lungo termine, verso l’Islam?Il riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele era già stato recepito in una legge del 1995, votata anche da molti Dem, la cui applicazione è stata rimandata per ragioni di realpolitik.

L’ennesima ingerenza americana? Ne dubito, Trump non vuole essere il presidente del mondo. Non ha, per esempio, le ambizioni egemoniche di Roosevelt, che, parlando di pace mondiale dopo Pearl Harbour, concepiva le Nazioni Unite come mezzo per diffondere e istituzionalizzare l’influenza politica sociale e culturale americana. D’altro canto, credo che circoscrivere la decisione di Trump al mero soddisfacimento di una promessa elettorale sia riduttivo e superficiale.

Già nel discorso dell'inaugurazione, Trump aveva ribadito l’impegno della sua Amministrazione contro il cosiddetto radicalismo islamico, con la promessa specifica di distruggere il sedicente Stato Islamico. Al tempo stesso, ha promesso di ridurre gli impegni internazionali che non rappresentano un beneficio diretto per gli Stati Uniti.

Le due affermazioni sono solo apparentemente incompatibili: Trump considera la lotta all’Islam radicale fondamentale per l'interesse nazionale americano. Nel caso dell’ISIS, è evidente che, tatticamente, non rappresentava una minaccia; tant’è che è bastato iniziare a fare le cose con un minimo di serietà e l’ISIS è stato militarmente sconfitto.

A mio parere, nella vision strategica di Trump, la distruzione dell’ISIS rappresenta solo un dettaglio: è l’inizio di una strategia nuova verso l’Islam, in cui la “questione palestinese” e la “questione Gerusalemme” sono ancora più importanti.

E’ risibile e grottesco che l’ONU si dica preoccupato che Trump, così facendo, mette in pericolo pace e stabilità nel Medio Oriente. Di quale pace e stabilità stiamo parlando? Paradossalmente, i momenti più importanti di ricerca di un accordo e della “pace”, dagli accordi di Oslo nel 1993 a Camp David nel 2000, hanno dato luogo a un acuirsi della violenza, dall’assassinio di Rabin alla Seconda Intifada.

Penso invece sia saggio ed opportuno guardare fatti con obiettività. E chiedersi perché un atto amministrativo come lo spostare di qualche chilometro la sede di un’ambasciata reazioni così violente.

La risposta classica degli “esperti” è che toccare Gerusalemme significa toccare la pace.

Tesi a mio parere superficiale, dovuta a una diffusa ignoranza tra i non-musulmani di cosa sia l’Islam, la sua evoluzione storica e il vero significato della sua terminologia.

L’Islam politico e la lezione della Storia

Uno dei più grandi fraintendimenti tra i noi occidentali è cercare di distinguere fra “Islam moderato” e “Islam radicale”. Distinzione dettata dal bisogno di dare una spiegazione logica, secondo un modo di pensare tutto nostro, ai ripetuti atti di terrorismo. Nel tentativo di esorcizzare la paura, ci sentiamo confortati dalle parole degli iman che, all’indomani di un attentato, dichiarano che “..l’Islam vuole la pace e giustizia per tutte le persone innocenti…”. Peccato che, per l’Islam, la pace viene solo dalla sharia. E che gli infedeli, negando la verità di Maometto, non sono innocenti, né meritano giustizia.

Fraintendimenti,forieri di pericolose illusioni.

Ma allora, ci sono o no due diversi tipi di Islam?

Per rispondere nel merito è opportuno notare come il calendario islamico inizi con la fuga, la migrazione - Hijra - di Maometto dalla Mecca verso Medina (622 DC).

Strano non si faccia riferimento, per esempio, alla nascita di Maometto. Invece, il calendario islamico fa riferimento alla trasformazione dell’Islam da fenomeno mistico-confessionale, tipico del Maometto di Mecca, a fenomeno politico-militante, il Maometto di Medina.

Ciò perché, da Medina in poi, l’Islam inizia la sua espansione, diventa jihadista e ha successo.

A proposito, Jihad non significa, solo, terrorismo o guerra santa, così come noi Occidentali ignoranti crediamo: secondo i dettami del Corano il Jihad, dovere di ogni buon musulmano, si fa con “la spada”, la “moneta”, la “penna e la parola” e la “spiritualità”.

Il Jihad è quindi una dottrina sistemica, è ciò che ha ispirato e determinato il successo dell’Islam, è globale e eterno. La non comprensione di ciò causa l’errore fondamentale dei non-musulmani: il considerare l’Islam come una religione.

In realtà, l'Islam è al tempo stesso una religione, una cultura e un sistema politico, un modo di vivere completo.

D’altronde, se l'Islam fosse solo una religione, non desterebbe alcuna preoccupazione. Prendiamo ad esempio, il Buddismo: quanto spazio, quotidianamente, viene dato al Buddismo dai media di tutto il mondo? Il Buddismo è spirituale, si rivolge all’individuo, soprattutto non fa politica. L'Islam invece sovraintende su ogni aspetto della società, è intrinsecamente totalitarista. Totalitarismo che si trova nel nome stesso: Islam significa sottomissione, sottomissione al Corano e alla Sunna di Maometto.

Per l’Islam noi siamo kafir, infedeli, coloro che non seguono la verità di Maometto, come tali non abbiamo niente a che vedere con il paradiso. Con i kafir si “parla” di politica, non di religione.

Strano che Bergoglio non capisca questo passaggio fondamentale, che il suo predecessore, uomo di profonda cultura, aveva invece ben chiaro.

Questo è l’Islam politico: le manifestazioni, i comportamenti degli islamici nei confronti dei non-islamici.

Per cui non ci sono due Islam, uno “buono” e uno “cattivo”, antagonisti tra loro. L’islam è unico e le sue manifestazioni quella confessionale e quella politica/jihadista sono complementari:

 Corano 2-193: “…Combatterli (i Kafir) fino a quando non c'è più discordia e la religione di Allah regna in assoluto…”

 Ripassando la Storia, scopriamo le basi del totalitarismo nella vita di Maometto. Quando arrivò a Medina, metà della popolazione della città era ebrea. In due anni, furono tutti esiliati, assassinati, ridotti in schiavitù e giustiziati. Maometto ha poi attaccato le tribù pagane dell’odierna penisola arabica. Una volta sottomessa l'Arabia, Maometto si è rivolto alla Siria e ha attaccato i cristiani. Conquiste e sottomissioni manu militari sono state portate avanti dai vari califfi succeduti a Maometto.

Una pressione implacabile che sta andando avanti da secoli, la cui intensità varia, ma non svanisce mai.

Quando l’Islam arriva è come un cancro: le cui metastasi, lentamente ma inesorabilmente, si fanno largo e modificano le istituzioni della società in cui penetra.

Gerusalemme come icona dell’Islam politico

La mancanza di prospettiva storica fa sì che molte analisi di geopolitica, fatte in maniera convenzionale e classica, rifuggano naturalmente dal considerare ipotesi non ortodosse. Si cita la Storia senza imparare dalla Storia.

6-7 secoli fa sembrava che il Mediterraneo fosse controllato dai musulmani, con un potere che si estendeva dalla penisola iberica a Vienna. Un osservatore esterno, avrebbe potuto dedurre che l’Islam avrebbe presto surclassato l'Europa. Eppure, come sappiamo, i rapporti di forza hanno spostato l’ago della bilancia avanti e indietro tra i musulmani e i loro avversari. Anzi, dal diciottesimo secolo, la bilancia ha cominciato a spostarsi decisamente verso gli europei. Così, gli imperi europei cristiani hanno conquistato, sottomesso e modernizzato il resto del mondo. Gli olandesi in Indonesia hanno frantumato l'Islam politico nelle Indie Orientali. L'imperialismo britannico e francese hanno travolto l'Islam politico in Asia meridionale e Nord Africa. L'impero russo ha imposto la sua forza su Caucaso e Asia centrale. Una volta indebolito e caduto l'impero ottomano, gli europei hanno invaso il Medio Oriente, frammentando il potere politico dei musulmani.

La vittoria degli occidentali europei ha seriamente ridotta la capacità di esprimerne i principi religiosi come forza politica. Tuttavia, l’essenza è sopravvissuta. Un’essenza in base alla quale l'Islam non è una religione privata, come tutte le altre; per l’Islam pubblico e privato non si differenziano. Un sistema teocratico, in cui l’azione politica non ha ancora raggiunto una capacità strutturata e permanente. Finora…..

 

Torniamo ai fatti storici. Dopo il dissolversi degli imperi europei, il Medio Oriente era costituito un insieme di stati, definiti più da confini tracciati a tavolino, che da reali affinità socio-etniche. L’Islam politico, sopito ma mai scomparso, liberato dai vincoli, ha ricominciato a crescere, dando origine a fenomeni eclatanti come al-Qaeda e ISIS, così come a numerose altre organizzazioni sunnite, ad esempio i talebani.

Il riemergere dell'Islam politico non è un'aberrazione, ma il tentativo dell'Islam per tornare alla sua intrinseca identità, a una sua normalità. In sintesi, l’Occidente ha modernizzato il mondo islamico, ma non lo ha “occidentalizzato”: social media e sharia.

Uscito dalla dominazione europea, l'Islam sta subendo un processo rivoluzionario straziante. Sta cercando di ricostruire se stesso nel contesto di una comunità musulmana scoraggiata e smarrita.

La pressione esterna non ha radicalizzato i musulmani. Al contrario, è stato il processo di riaffermazione e autocoscienza a radicalizzare la comunità musulmana, perché questo processo ha liberato i dogmi dell'Islam prima repressi dalla dominazione straniera.

Gerusalemme è l’icona e coscienza dell’Islam politico, la sua appartenenza alla Palestina musulmana è la rappresentazione fisica del mandato di Allah alla Sunna, ai fedeli musulmani: la sottomissione degli infedeli.

Per gli Stati Uniti, per il mondo intero, lavarsene le mani e lasciare che la natura faccia il suo corso, significa ignorare la dura realtà: il radicalismo tende a spodestare e rimpiazzare la moderazione, non il contrario. O meglio, l'idea stessa di una radicalizzazione in corso è un travisamento della realtà: l'Islam non è alla ricerca di radicalizzazione o di sobrietà - ma di autenticità.

Per questo i distinguo e i dibattiti in Occidente su Islam radicale e Islam moderato sono privi di senso. L'Islam politico è l'Islam. Un passaggio fondamentale, alla base del pensiero di Trump. Un ragionamento molto sofisticato, sicuramente elaborato da un team di analisti e strateghi di altissimo livello. Il merito di Trump non è nell’analisi in sé, ma nel aver posto le condizioni perché tale analisi potesse prendere corpo.

Quale Strategia?

Che fare? La sconfitta militare dell’ISIS non è sufficiente a disinnescare il processo descritto. Certo, un successo tattico, ma la gestione strategica è piena d’incognite.

Si può poi perseguire la via diplomatica, facendo pressioni sulle potenze regionali islamiche, Arabia Saudita, Turchia, Egitto. Ma quanto è realistico che le élite arabe si facciano promotrici o strumento di un processo di modernizzazione e occidentalizzazione dell’Islam, che ne snaturi l’essenza? Forse con Al-Sisi e il principe Salman ci si può lavorare. Ma Erdogan sembra orientato in tutt’altra direzione.

E allora?

Una terza via, parallela e complementare alle due descritte, è quella di riportare il mondo musulmano allo status-quo-ante 1945, quando era sulla difensiva, demoralizzato e frammentato.

L’Islam politico non può essere sradicato. Ma, la fiducia in se stesso può. Paradossalmente, per i musulmani, la mancanza di speranza porta con sé la virtù della moderazione.

Per cui, negare Gerusalemme ai palestinesi significa indebolire l’Islam politico, indebolire l'orgoglio e la speranza dei musulmani per il futuro. Futuro che deve essere spostato molto più avanti di quanto sta succedendo ora.

Qualcuno dirà: posticipare il problema non è una vera soluzione. Di solito ciò è vero; in questo caso “prendere tempo” può permettere di fare spazio e dare tempo al materializzarsi di dinamiche al momento sconosciute o impensabili.

Credo che i consiglieri di Trump siano realisti e sanno che il solo sconfiggere ISIS, o le visite di stato nei paesi del golfo, non risolvono il problema. Poichè le radici del problema sono nei musulmani stessi, la strategia di Trump potrebbe essere ispirata a convincere le popolazioni musulmane che il loro sogno di dominazione sugli infedeli è rimandato, sine die.

Trump è un pragmatico, ma è anche uno che vuole dei risultati: lo status quo è un’illusione, pericolosa, non è un risultato accettabile.

A prima vista la decisione di Trump sembra incoerente e controproducente. A mio avviso, permette invece per mantenere aperte varie opzioni. E’ la logica conseguenza di guardare al problema con pragmatismo e valutazione della situazione in prospettiva storica, superando il limite temporale che ha distinto la miopia geostrategica del suo predecessore e delle élite europee. E’ un fatto inequivocabile che la strategia degli ultimi 15 anni non ha funzionato, e che la politica equivoca e ondivaga di Barack Obama non ha aiutato.

 

La Storia insegna che l’Islam politico ha combattuto le altre civiltà per 1400 anni, ed è direttamente responsabile della morte di oltre 270 milioni di persone. Molto più di Nazismo e Comunismo messi insieme.

L'Islam è il sistema totalitario di maggior successo nella Storia. Oggi, nel mondo, ci sono società post-comuniste e società post-naziste, ma non ci sono società post-islamiche

Per questo, l ’obiettivo strategico dietro la decisione amministrativa di Trump è colpire l'Islam politico.

Nel breve termine, al di là delle parole scontate di Hamas, gli effetti della decisione di Trump dipenderanno da come reagiranno le potenze regionali, Arabia Saudita in primis.

Certo, ci saranno Intifade, attentati, l’Europa miope e ottusa si dissocerà e condannerà eventuali azioni delle forze di sicurezza di Israele. Niente di nuovo, purtroppo, da quelle parti. Ma, nel lungo termine, per i Palestinesi e per l’Islam politico potrebbe essere una sconfitta strategica determinante. Nel frattempo, forse, nuovi leader arabi come il principe Salman potranno farsi carico di riformare l’Islam dal di dentro, ritornando all’islam del Maometto di La Mecca.

In questo, impariamo dall’Islam: mentre noi guardiamo l’orologio, loro guardano il calendario.

 

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