WHAT IF? l'Italia in una congiuntura storica

Posted by Massimo Porro on 13-lug-2017 12.24.42

 

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Ieri sera, per passione professionale che, nello specifico, tracima nel masochismo, ho seguito BersaglioMobile su La7 in cui Mentana intervistava l'ex Presidente del Consiglio in merito ai contenuti del libro di recente pubblicazione - mi sembra che il titolo sia qualcosa come "Avanti", ( a mio parere volgare tentativo di plagio di qualcuno che ha chiamato il proprio movimento politico En Marche).

Ora, per chi ha avuto la fortuna di non seguire il programma, il sunto è questo: "rifarei tutto e, comunque, è colpa dell'Europa".

Ok.

Ora, perché ho titolato questo post "What If?"? Perché mentre seguivo il programma, cui ho "costretto", aguzzino maschilista, anche mia moglie, è venuta fuori la discussione sul futuro che attende l'Italia, in considerazione dei noti problemi, sia economici, sia sociali, questione migranti in primis. Sostenevo, e sostengo, che molti indicatori rendono assai plausibile uno scenario da guerra civile (e lo dico non a cuor leggero).

Mi spiego meglio: io non faccio previsioni, che è il mestiere di Otelma, ma analisi informate sulla base di indicatori di macrotendenze, secondo una metodologia che si chiama Scenario Planning, "inventata" dal DoD USA in tempi di Guerra Fredda, e fatta propria dalle grandi Corporation (Shell, GE in primis) per pianificazioni strategiche di business. Sostanzialmente, Scenario Planning si base sull'accettare l'incertezza come parte integrante del Futuro. Ovviamente deve essere un'incertezza plausibile e pertinente; non ha senso pianificare sul futuro dicendo: "domani scoppia il sole",perché il sole scoppierà tra 4-5 mld di anni.....

Tornando al punto, mia moglie, comprensibilmente incredula circa la mia tesi, sosteneva che in Italia, in fondo, ci si preoccupa più del contratto di Donnarumma e del festival di Sanremo, e gran parte di chi sta sui social lo fa per importunare gli "amici" con quotidiane banalità. In sintesi, "coscienza civica" assai limitata. Quindi, figurati se gli Italiani, brava gente, hanno voglia di passare dalle lamentele ai fatti....

Paradossalmente, sostengo io, è proprio questo il punto: l'incoscienza, l'ignoranza, il "e io che c'entro?" in certe congiunturesono molto più pericolose e devastanti del "essere partecipativi".

In Italia, tanto al kilo, c'è un 20% di gente incazzata della situazione che segue quotidianamente Tg e talkshow e s'incazza sempre di più contro il governo; poi c'è un 20% che segue TG e talkshow e condivide l'operato del governo; infine c'è un 60% di "popolo bue" - senza alcun intento dispregiativo - mediamente incazzato, ma che vive nel suo quotidiano, segue i TG distrattamente, d'estate anche meno, che immagina il suo futuro come un'estrapolazione del suo presente, ovvero un pò meglio o un pò peggio, tutto sommato la stessa cosa (un pò come il +/- 5% dei manager cianfuteri che presentano le slide con best-case e worst-case scenario).

Veniamo al dunque: quanti italiani credono, oggi, che la situazione di crisi in cui versa l'Italia sfocerà in una - diciamo - guerra civile (almeno in versione moderna, tipo Venezuela)? Pochi, direte, anche meno. Ora, quanti italiani il 10 settembre 2001 ritenevano plausibile che il giorno dopo due aerei di linea si sarebbero schiantati sulle torri gemelle facendole crollare e uccidendo 3000 persone? O quanti americani? O quante persone al mondo? Eppure si è scoperto poi che di indicatori in tal senso ce ne erano, parecchi, disponibili ovviamente agli addetti ai lavori. Sono stati sottovalutati per varie ragioni: superficialità; ignoranza; e bias mentali, perfettamente descritti in medicina, secondo cui il cervello umano tende naturalmente a scartare ipotesi che si discostano dal presente e dall'abitudine.

Tornando alla situazione italiana, due elementi da considerare:

  1. la pazienza, nel cervello, è incrementale fino ad un certo punto, poi è a soglia;
  2. non conta tanto la realtà reale, quanto la percezione della realtà.

Quindi, è plausibile che, se e quando la pazienza diffusa del "popolo bue" supererà la soglia, causa nuova percezione della realtà come pericolo per il proprio quotidiano, quel "popolo bue" non "allenato" all'incazzatura quotidiana, si risveglierà dal torpore, con la memoria di un elefante e la stessa capacità di ragionare di un rinoceronte ferito.

Fantasie estive? Forse. Comunque esiste una legge della matematica statistica, il teorema di Bernoulli, anche detta Legge empirica del Caso o Legge dei Grandi Numeri, secondo cui l’azione simultanea di un grande numero di fattori casuali, apparentemente indipendenti, conduce a un effetto sostanzialmente deterministico (non casuale). Mi permetto di parafrasare Bernoulli: "se la situazione sta diventando insostenibile, prima o poi sarà insostenibile".

 

 

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